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Il Travel Retail aeroportuale ai tempi del coronavirus

Il lusso. E, poi, viaggi e turismo. Senza dimenticare, oltre alle compagnie aeree, l’automotive e i materiali di base. Sono tra i settori di Borsa più a rischio rispetto alla variabile del coronavirus.

Il sole 24 ore “Automotive, lusso, viaggi e materie prime: dove colpisce di più il coronavirus”

Il lusso e i viaggi sono due facce della stessa medaglia. La medaglia in questo caso è rappresentata dal Travel Retail.

Il Travel Retail rappresenta un’evoluzione della classica distribuzione al dettaglio, in quanto sfrutta spazi adibiti a scopi diversi da quelli del commercio in luoghi di incontro e di vendita. Si tratta, nello specifico, di contesti aeroportuali, ferroviari e autostradali.

Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita importante del settore, soprattutto nel contesto aeroportuale italiano, che ha visto un aumento degli investimenti da parte delle società di gestione aeroportuale per adeguare l’infrastruttura verso il miglioramento dell’esperienza dei passeggeri in transito da e per lo scalo. I principali scali italiani, adeguandosi ai trend mondiali, hanno così iniziato la loro trasformazione in veri e propri centri commerciali.

Aeroporti come Malpensa, Fiumicino, Bergamo e Venezia hanno fatto del Travel Retail il principale focus per incrementare i flussi di ricavi legati alla percezione di royalties (ovvero percentuali sul fatturato annuo ottenuto da ciascun p.d.v. presente in aerostazione).

Nonostante la richiesta di luxury products” (e beni in generale) sia contraddistinta da una certa anelasticità alle variabili esterne (compresa quella del coronavirus), le difficoltà logistiche negli spostamenti e il sentiment negativo dovuto all’emergenza inevitabilmente deprimono la domanda.

Gli aeroporti sono deserti e le entrate connesse al Travel Retail hanno subito un decremento in picchiata – direttamente proporzionale alla drammatica diminuzione del traffico di passeggeri.

Il caso Italia

A livello europeo, il mercato italiano è quello più colpito. Anche prima delle ultime disposizioni governative che chiudevano il Paese all’interno di un cordone di sicurezza sanitario, gli aeroporti italiani avevano registrato una perdita di passeggeri, con punte del -60% nel weekend. 

Pesantemente colpiti sono gli scali Lombardi. A partire da quelli gestiti da SEA, Malpensa e Linate. Se il 9 marzo si registrava una perdita del 65% dei passeggeri, ora si valuta una parziale chiusura.

Nel frattempo, in concorso con il ministero delle Infrastrutture, l’Enac ha presentato un piano per la chiusura eventuale di 20 scali su 40. Secondo le prime bozze, rimarrebbero aperti gli aeroporti di: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Lamezia Terme, Lampedusa, Milano Malpensa, Napoli Capodichino, Palermo, Pantelleria, Pescara, Pisa, Roma Fiumicino, Torino, Venezia Tessera.

Le possibili conseguenze

Dal punto di vista finanziario, c’è da fare i conti con i costi di gestione aeroportuale che, per loro natura, sono difficilmente riducibili se si deve garantire la piena operatività dell’infrastruttura. Una pressione che potrebbe portare, nel lungo termine, a una perdita di competitività a causa di mancati investimenti.

L’effetto “cuscinetto” legato alla percezione di ricavi da royalties esercitato sui costi di gestione adesso sta venendo meno. Una bella batosta per tutti gli aeroporti il cui fatturato per più del 10% è rappresentato da tali flussi.

4 Risposte a “Il Travel Retail aeroportuale ai tempi del coronavirus”

  1. Articolo davvero interessante!! Un’analisi puntuale dei fatti che ci stanno colpendo, il virus ha colpito un settore in grande ascesa in tutta Italia…aspettiamo momenti migliori per viaggiare con spensieratezza!

    1. Grazie Rossella per questo feedback! Spero di farvi continuare a “viaggiare”, almeno con la fantasia, leggendo gli articoli sul mio blog!

  2. Ciao Vera seguo il tuo blog dalla creazione del medesimo, ma solo ora ho sentito la necessità di intervenire per chiedere un tuo punto di vista. Quello che vorrei chiederti è riferito al POST Coronavirus. Mi spiego meglio, gli effetti disastrosi che sta causando questa pandemia, sono sotto gli occhi di tutti, ma in virtù della tua esperienza, cosa succederà nell’immediato futuro, dopo che il virus avrà smesso di attanagliarci? pensare che tutto torni alla normalità credo sia un’idea abbastanza utopica, specialmente in una realtà come quella degli aeroporti.
    Grazie e continua così!

    1. Grazie per il commento Giovanni!
      Non sono una veggente, nè tantomeno ho la presunzione di avocarmi ruoli che non mi spettano. Tuttavia mi hai fatto una domanda e, dunque, cerco di risponderti. Come hai detto bene, è difficile pensare che quando tutto tornerà alla normalità i ritmi degli aeroporti torneranno quelli di prima proprio perchè sicuramente il settore terziario, in termini di turismo, stenterà a ripartire nel breve periodo.
      Tuttavia bisognerà aspettarsi comunque un picco positivo dei passeggeri, con conseguente parziale compensazione delle perdite di traffico che hanno interessato i principali scali aeroportuali in questo periodo. Questo è legato alla presenza di segmenti di passeggeri che viaggiano per lavoro, che auspicabilmente riprenderanno le loro routine e, dunque, si troveranno a viaggiare per ritornare al proprio impiego. Ci sono, poi, anche passeggeri che viaggiano (purtroppo) per salute, che spesso si ritrovano in contesti aeroportuali, senza dimenticare coloro che viaggiano per studio (che sicuramente torneranno alle proprie sedi universitarie).

      Non so dirti se questo traffico sarà sufficiente a colmare la voragine finanziaria causata da questa emergenza, però contribuirà sicuramente a mitigarla in attesa di tempi migliori!

      Spero di aver risposto alla tua domanda. Continua a visitare il blog per rimanere aggiornato! 😉

I commenti sono chiusi.

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